Legge Gelli

 

A distanza di quasi un anno dall’entrata in vigore della Legge 8 Marzo 2017, n. 24 (c.d.Legge Gelli), in carenza dei decreti attuativi che tardano ad arrivare rispetto ai termini previsti, la normativa continua a risultare incerta, per diversi aspetti, nella sua concreta applicazione. In effetti il ritardo dei decreti attuativi non desta più di tanto meraviglia, considerate le sofisticate ed onerose novità introdotte dal legislatore, in particolare in materia assicurativa. Diretta conseguenza, una situazione decisamente caotica ed eterogenea del mercato specializzato nella medical mal-practice in cui si assiste a Compagnie che non hanno ancora dato seguito concreto a quanto è già chiaro della nuova normativa e quindi “alla finestra” in attesa che la regolamentazione attuativa si perfezioni, ed altre che ne hanno recepito appieno i contenuti, predisponendo testi di polizza ad hoc con ripercussioni inevitabilmente tariffarie.

Per quanto attiene i medici, diversamente dai dipendenti, che rispondono esclusivamente per la rivalsa eventualmente azionata dalla struttura sanitaria in caso di colpa grave, vita dura per i liberi professionisti che “ avvalendosi della struttura nell’adempimento della propria obbligazione contrattuale assunta con il paziente  sono tenuti ad una copertura assicurativa della loro responsabilità che li tenga indenni non limitatamente ai soli casi di colpa grave e che preveda una retroattività decennale ed una postuma di pari durata in caso di cessazione dell’attività professionale. Tra le Compagnie che hanno già recepito le novità introdotte dalla Legge si distinguono quelle che inseriscono automaticamente una copertura pregressa di dieci anni anche nei casi in cui l’Assicurato non ne abbia reale necessità (vedi l’ipotesi del medico neo-specialista) ed altre che, pur prevedendo la possibilità per il professionista di garantirsi una retroattività di tale durata, lasciano in ogni caso a quest’ultimo la piena discrezionalità di valutare un periodo diverso ed adeguato alle sue effettive esigenze. Così come, alla politica assuntiva di Compagnie che prevedono un corrispettivo per la prestazione della garanzia postuma diluito nel premio annuale richiesto sin dalla sottoscrizione del rischio, risultando quindi questa gratuita alla cessazione dell’attività, si contrappone la politica di altre che prevedono, in caso di cessazione dell’attività professionale, il pagamento di un premio “una tantum”con coefficienti che vanno dal 200% al 500% rispetto all’ultima annualità pagata.

Molti quindi i fattori da valutare per scegliere tra le tante e diverse soluzioni attualmente proposte dal mercato, e l’esperienza quotidiana conferma la consapevolezza di quanto risulti importante, in questa delicata fase di cambiamento, il ruolo del broker nell’interpretare le effettive esigenze del professionista, al fine di guidarlo ed accompagnarlo, in un percorso comune, alla identificazione di una soluzione assicurativa adeguata ed economica.

A cura di Paolo D’Elia – Executive Account – Assifidi Spa


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